Capitolo 8

(se vuoi leggere la storia fin dall’inizio per non perdere neanche un capitolo, segui il  link—> https://isobelblue.wordpress.com/category/internal-wounds-ferite-interne/ )

 

 

BLUE

Mi sveglio quando sento il motore che si spegne. Il sole mi colpisce il viso, già sudaticcio.

Dovrebbe essere ormai ora di pranzo. Il mio stomaco richiede attenzioni, ma più di tutti vorrei farmi un lungo bagno caldo per distendere i miei nervi troppo tesi, e lenire il dolore pulsante alla schiena e il collo.

Comincio ad alzarmi e lo osservo. Se ne sta fermo a scrutare in giro, ancora seduto sul sedile del guidatore. Decido dunque di fare lo stesso.

Mi stropiccio gli occhi e li socchiudo per vedere meglio, siamo in un quartiere carino.

Certo non assomiglia per niente ai quartieri della contea di Darney in Florida, dov’eravamo la notte scorsa. Questo quartiere è molto più tranquillo, meno lugubre e “ricco”.

Le case sono modeste e in fondo alla via scorgo un palazzo a più piani dove delle mamme parlottano fra loro e i figli giocano.

Distolgo lo sguardo per guardare di fronte a noi e vedo una villetta in mattoni rossi, identica alle tre che seguono alla sua sinistra.

Che fantasia

Non faccio in tempo ad osservarne i dettagli che la portiera si apre e si richiude dolcemente per far scendere il mio simpatico e affabile rapitore.

Sbuffo mentalmente mentre mi faccio coraggio e allungo la mano per aprire la portiera. Non faccio in tempo ad aprirla che lui è già li ad aprirmela.

Rimango per un attimo immobile e lo guardo curiosa

Abbiamo forse dei segni di civiltà qui? Un gentiluomo nascosto sotto strati di antipatia e durezza?

Lo guardo con un sopracciglio inarcato e poi distolgo lo sguardo e scendo dall’auto.

Lui guarda di fronte a sé e appena chiudo la portiera s’incammina veloce nella prima villetta dai mattoni rossi. Passa attraverso il giardino verde giallino e prende le chiavi sotto il vaso di fiori accanto allo zerbino.

Mi sento molto al sicuro ora. Certo.

Chi diavolo nasconde ancora le chiavi sotto un vaso all’entrata?

Resto dietro di lui ed entro con molta diffidenza in casa.

È tutto buio, le finestre sono chiuse, come le tende. L’unica luce che entra è grazie alla porta aperta che non ho intenzione di chiudere.

« chiudi » mormora roco

« no » rispondo immediatamente

Si gira con fare intimidatorio e mi schiarisco la gola prima che possa dire o fare qualsiasi cosa

«  ho paura del buio. Apri le finestre o accendi la luce e poi la chiudo. » ammetto con fatica.

Poco dopo lui va verso la finestra del salone e tira le tende per far entrare la luce.

Chiudo subito la porta e rimango appoggiata ad essa.

Lo vedo fare le scale veloce e tornare dopo un paio di minuti munito di telefono e nell’altra mano tiene un pacco di fogli.

Mi guarda ancora ferma sulla porta e posa il telefono sul divisorio tra cucina e salotto.

« Blue, cerca di rilassarti. Dovrai stare qua per un po’. Siediti in cucina. Ora parliamo »

Mentre lui si occupa di aprire tutte le finestre e far areare l’ambiente, io ne approfitto per guardarmi meglio intorno.

Il salotto è spoglio. Nessuna foto o quadro. Solo un divano polveroso, ma sembra comodo.

Un tavolo in legno accompagna l’arredamento rustico dell’ambiente. Le tende sono pesanti ma di un verde chiaro. Carino.

I mobili tutti in legno si ammassano tra salotto e entrata. Ma sono spogli. E anch’essi polverosi.

Mi giro verso la cucina incrociando le braccia e stringendomi mentre faccio due passi verso sinistra. È piccola, ma accogliente. Anche questa in legno con fornelli a gas. La stanza è più pulita e accogliente. Il tavolo che sta al centro è in marmo e alto, come le sedie che lo circondano. Ne scosto una e mi ci siedo sospirando stanca. Mi massaggio il collo mentre sento i suoi passi scendere le scale.

Lo osservo mentre si siede di fronte a me, ora con entrambe le mani libere.

Solo ora mi rendo conto della sua stanchezza. Ha un inizio di barbetta sul viso che prima era liscio e perfetto. I suoi occhi non riescono a nascondere la mancanza di sonno, leggermente rossi. I capelli da un lato sono scompigliati e dall’altro appiattiti contro la nuca.

Che disastro che è.

«  Senti Blue, cerca di ascoltarmi e concentrarti su ciò che sto per dirti. Non ti voglio uccidere, ne ora ne mai. Non sei tu il mio obbiettivo. Ma ora devi stare qui, mantenere un profilo basso e seguire tutto ciò che ti dico. »

Aspetta un mio responso ma non arriva.

Cosa dovrei dire? Non mi ha detto nulla.

Pensa di avermi rassicurata? Ma dove sono finita?

il mio respiro accelera e la sudorazione aumenta, con una mano tremante mi tocco la fronte prima di sputargli addosso tutto ciò che mi passa per la testa.

« dove sono? Perché mi hai trascinata qua? Perché mi hai salvata per poi dirmi questo.. e come ti chiami? Non so nemmeno il tuo nome! Ti rendi conto? Se devi continuare con questo cazzo di mistero allora uccidimi subito o riportami a casa »

Prima ancora di pronunciare le ultime parole, me ne pento e mi tappo la bocca con la mano mentre il mio sguardo si posa nel suo per cercare certezze che so che non troverò.

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