Capitolo 7

(se vuoi leggere la storia fin dall’inizio per non perdere neanche un capitolo, segui il  link—> La teoria dei due amori )

 

LEIKA

Un volto triste di un ragazzino sempre allegro mi rivolge la parola « Posso entrare Lela? »

lo osservo minacciosa, ma dannatamente preoccupata. Guardo le scale prima di farlo entrare e penso

perché non va da suo fratello? Che succede?

Vede la mia esitazione, ma pochi secondi dopo lo faccio entrare.

Lo osservo attenta prima di sentenziare « Vuoi spiegarmi ora oppure ora? »

Mi rivolge un sorrisetto, e allora lo riconosco.

Ecco il mio Darren preferito.

« Ero da mio padre » dice come se fosse sufficiente. Quando mi vede sempre in attesa di una risposta, si siede sul letto e continua.

« Dovevo dormire li, avevo già avvisato mamma e Dom ma.. non mi andava più. Così sono uscito e sono venuto qua. Solo che Dom era quello più vicino da raggiungere a piedi, casa di mamma è troppo lontana. Avrei dovuto prendere l’autobus ma.. non ce ne sono a quest’ora. E avvisare entrambi a quest’ora li avrebbe messi in agitazione, non ne hanno bisogno Lela. »

« Perché non hai avvisato tuo padre che non saresti rimasto almeno? » domanda stupida. Me ne accorgo due secondi dopo averla detta ad alta voce.

« Lui dormiva già quando ho deciso di andarmene »

Dunque, forse suo padre non c’entra.

Annuisco pacifica mentre prosegue « Papà non abita poi cosi lontano da qui, cosi ho pensato di venire da Dom. Ma l’avevo già avvisato che dormivo fuori e non volevo rientrare e trovare situazioni imbarazzanti. Capisci? Avviserò tutti domani mattina. Non succederà nulla Lela, te lo prometto » mi giura convinto.

Mentre io penso a quel coglione di suo fratello e alle sue situazioni imbarazzanti

Ma chi sono io per giudicare?

Non sto facendo nulla di male. Sto dando un letto ad un ragazzino di tredici anni che ha una famiglia incasinata e un fratello che non è in grado di badare a se stesso, figuriamoci a Darren. Non so nemmeno perché gli permettano di passare qui i weekend.

Penso amareggiata mentre mi preparo una tazzona di caffè per superare indenne la notte.

« D’accordo Darren. Solo questa notte. E appena ti svegli sfrecci da tuo fratello e avvisi tua madre ok? »

Che potrebbe mai succedere? Per una notte sola. Andrà tutto bene Leika.

Lui di tutta risposta mi ringrazia mesto.

« Darren » lo chiamo poco prima che entri nel bagno. Lui mi guarda inclinando il suo viso cosi puro che non dovrebbe mai essere cosi triste.

Mi trattengo senza dire nulla. Vorrei chiedergli di più. Vorrei essergli amica, vorrei che si sentisse al sicuro perché so cosa significa sentirsi cosi. Non capiti, neanche da se stessi.

Ma non dico nulla. Scuoto la testa e con una mano gli faccio segno di lasciarmi perdere.

Lui annuisce ma mormora « Va bene cosi Lela ».

Mi piazzo di nuovo davanti al computer ma questa volta sul tavolo in cucina. Dopo aver concordato con un Darren testardo, che lui avrebbe avuto il mio letto perché è un ospite, e io avrei dormito sul pavimento con i cuscini.

Se solo riuscissi a dormire.

Mi rilasso solo quando sento il poco dolce russare di Darren.

Lo osservo mentre l’aria esce ed entra dolce nei suoi polmoni. Il suo profilo perfetto farebbe invidia a molte donne, un naso a punta e delle labbra carnose sono solo l’inizio della sua bellezza genuina. Mai quanto quegli occhi verdi che ora sono celati dalle sue palpebre chiuse.

Diventerà un bellissimo ometto un giorno. Non che ora sia piccolo, supera già il mio metro e sessanta.

La vera domanda è: chi non supera il mio metro e sessanta?

Mi ustiono mentre bevo il mio caffè.

L’obbiettivo è scrivere almeno una pagina. Una soltanto. E poi posso provare a dormire.

Vado alla ricerca della mia ispirazione appoggiando la testa sul tavolo e chiudendo gli occhi.

Devo aver cercato l’ispirazione troppo a lungo perché quando riapro gli occhi il mio collo è completamente bloccato grazie alla finestra che mi sono dimenticata aperta, lo schermo del computer si è fatto nero, e la porta sta per essere buttata giù.

La porta sta per essere buttata giù?!

Mi concentro alzando totalmente la testa e drizzando le orecchie quando sento ancora i colpi netti contro la porta, insieme ad una suoneria acuta che proviene dal mio letto.

Capisco che non è la mia sveglia che suona, perché mi sarei svegliata subito. Sono abituata a quel suono. E ricordo che ieri sera per colpa del mio ospite a sorpresa mi sono dimenticata di puntarla.

Ma che diavolo?

Mi stropiccio gli occhi ancora mezzi chiusi e mi alzo di fretta osservando un Darren che continua imperterrito nel suo sonno.

Sonno pesante eh?

Raggi di luce inondano la cucina e solo quando sono vicino alla porta mi rendo conto che è tardissimo e non ho mai dormito cosi tanto.

Apro la porta incurante, trovandomi per la prima volta di fronte al mio vicino, collega di lavoro, fratello di Darren ma soprattutto sconosciuto che per la prima volta mi rivolge la parola dicendomi a chiare lettere

« È qui? » con un voce che è un misto tra rabbia e preoccupazione.

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