Capitolo 3

(se vuoi leggere la storia fin dall’inizio per non perdere neanche un capitolo, segui il  link—> La teoria dei due amori )

 

LEIKA

« Dovresti farlo » mormora sopra la mia testa scostandomi i capelli.

« Ci sto provando, ma non so se è realmente questo.. »

« Secondo me è proprio questo Leika. Quando scrivi i tuoi occhi s’illuminano. Come potrebbe non essere questo? »

« Forse hai ragione » ammetto fiduciosa.

« Io ho sempre ragione » mormora roco lui con una risata inespressa.

Scuoto la testa e faccio per girarmi ma non c’è nessuno.

Gli Years & Years si diffondono in tutta la stanza con if you’re over me e apro gli occhi mugugnando.

Il soffitto mi segna le sette di mattina, mi trascino in bagno e mezza addormentata leggo –lavati – mi rispondo da sola dicendo « sissignora » e strappo il post-it.

Vivere da sola ha brutti effetti su di me. Lo so.

Faccio questo tutte le mattine. Eseguo i miei stessi ordini scritti sui post-it la sera prima.

Era un consiglio della mia psicologa agli inizi, per tenere impegnata la mente altrove in cose più reali e basilari per me. Però io ho esagerato, dato che continuo ad usarli anche dopo due anni quando lei mi aveva detto testuali parole “ è solo per il primo periodo poi.. “.

Poi nulla. O forse questo è ancora il primo periodo?

Penso mentre mi lavo veloce e altrettanto veloce mi asciugo. Osservo per qualche secondo il mio viso allo specchio. Mi diverto a deformarlo con espressioni aliene mentre i miei capelli prendono la loro forma naturale da soli.

Il vantaggio di avere un taglio spettinato? Non doverci stare dietro perché appaiano ordinati.

Scuoto la testa come un cane e appena esco dal bagno controllo il telefono per vedere se ho ricevuto risposta, noto un messaggio che mi indica l’appuntamento di questa mattina.

Dovrei smetterla di dire alla mia psicologa i fattacci miei

Penso quando noto che l’appuntamento è fra un paio d’ore. Perché lei sa esattamente a che ora mi sveglio e cosa faccio.

E come sempre, due ore dopo mi ritrovo nel suo studio a fingermi rilassata.

« Allora Leika, com’è andata la settimana? »

« Alla grande, Melania mi ha fatto pelare anche le carote! » e sollevo il pugno in alto con entusiasmo.

Ormai Anna è abituata al mio sarcasmo, cosi non ci fa più caso e continua.

« E hai conosciuto qualcuno? » chiede fintamente disinteressata mentre controlla un fascicolo alle sue spalle

« Ah si, un paio di ragazzi, sa, abbiamo finito insieme la serata e poi abbiamo deciso di fare una cosa a.. »

Non mi lascia terminare voltandosi con un’occhiata infastidita per richiamarmi all’ordine usando il mio nome come arma.

« D’accordo, no non ho conosciuto nessuno » rispondo monocorde.

« Sei andata ai nuovi incontri che ti ho consigliato settimana scorsa? »

Mi rifiuto di rispondere perché sa già la risposta. È lei che tiene quegli incontri. Fa delle domande idiote a volte.

La guardo un po’ scocciata e lei mi dice « ok Leika, hai vinto. Comunque ti aspetto quando vuoi venire, sarai sempre la benvenuta »

« Non ci verrò. Non ne trovo il senso »

« Ne abbiamo già parlato, il senso c’è »

« Ah no scusi mi sfugge proprio il motivo per cui una ragazza che non ha mai sofferto di autolesionismo o si è mai drogata, dovrebbe frequentare un gruppo d’aiuto in merito? »

« Leika.. »

« Sa che non ho mai avuto a che fare con quella roba. »

« Questo non è vero »

« L’ho fatto solo per capire cosa provava » dico a bassa voce.

Lei prende nota di qualcosa e lì mi ricordo di non essere davanti ad una persona qualunque, ma alla mia psicologa cosi cerco di giustificarmi « e comunque è stato solo per qualche mese, dopo quello che è successo, è una reazione normale. Ero più giovane. Lei lo sa bene. »

Lascio perdere e lascio che la seduta termini pacifica trenta minuti dopo. Con la promessa di rivederci tra una settimana.

È sempre una lotta con lei, ma non ho mai smesso di andarci. Non salto quasi mai i suoi incontri. Penso ci sia un tacito accordo fra noi “ io continuo a venire da lei, se lei promette di sopportarmi “.

So anche io che non potrà andare avanti per sempre.

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