Capitolo 24

(se vuoi leggere la storia fin dall’inizio per non perdere neanche un capitolo, segui il  link—> La teoria dei due amori )

 

LEIKA

Lo sapevo. Non potevo pretendere di venire qui e non incontrare nessuno.

Quanti pomeriggi passati in questo centro commerciale, quante mattinate passate davanti a quell’università.

Una mano estranea che si appoggia sulla mia gamba con delicatezza, non mi permette di perdermi nei miei ricordi. Solo dopo aver alzato lo sguardo, mi ricordo dove sono e capisco che la mano è quella di Dominic.

Non lo guardo nemmeno in faccia, perché il contatto con lui viene troppo naturale per i gusti di entrambi. Evitiamo di farci domande. Ma ammetto a me stessa che la sua presa mi rassicura e mi permette di tornare ad essere attiva nella conversazione con Darren.

« La smetti? »

« Di fare cosa? È la verità. Appiccichi quei post-it ovunque » afferma mentre mangia il cinquantesimo raviolo di verdure al vapore. Comincia a ridacchiare mentre va avanti « Quando ho dormito da te, avevo paura che mi svegliassi al mattino con un post-it attaccato in fronte con scritto – fuori di qui» e ride da solo.

Non troppo da solo, visto il ghigno che scorgo sulla faccia di Dom.

« Non pensavo che fossimo venuti qui per raccontare la mia privacy al mondo »

« Il mondo sarebbe Dom? »

Alzo gli occhi al cielo, ben consapevole di non poter fermare l’attacco di diarrea verbale di Darren. Cosi lo lascio fare.

« Dominic parla sempre con Tj »

« Ah bene, quindi ora siamo passati a me » sussurra Dominic rassegnato.

« Darren ha una cotta per la signora Martinez » dico ad alta voce per interromperlo e salvare Dom dallo sputtanamento totale che stava per inferirgli il fratello.

Entrambi i fratelli mi guardano stupiti, Darren per poco non soffoca con la salsa di soia e Dominic strizza la mia gamba mentre ride, e solo allora mi lascia andare.

Peccato

« Ma cosa dici Lela? »

« Perché la chiami Lela? » chiede curioso Dom.

« Perché io sono il suo vicino preferito »

« Tecnicamente non sei il suo vicino » trilliamo insieme io e Dominic

Lui sbuffa e per qualche minuto riesce a non parlare, essendo troppo impegnato a mangiare. Facciamo lo stesso io e Dominic, fino alla fine del pranzo.

Quando ci alziamo, pesiamo tutti come minimo due chili in più del normale. Mi massaggio l’addome distratta mentre cerco di arrivare per prima alla cassa, per pagare la mia parte.

Dominic mi aveva fatto capire chiaramente che non mi voleva a questo pranzo, quindi non voglio sentirmi in debit con lui. E poi odio questa situazione. Sono già in fila quando noto che entrambi i fratelli escono senza pagare.

Pensano che pagherò per tutti e tre?! Sono impazziti. Dopo questa hanno chiuso con me. Tutti e due!

Arriva il mio turno e faccio segno con le dita « Eravamo in tre » ma la signora al bancone mi dice che il conto è già stato saldato da Dominic.

Se conosce il suo nome significa che sono clienti abituali.

Merda

Ringrazio ed esco raggiungendo i ragazzi che mi aspettano. Darren inconsapevole, mentre Dominic inarca un sopracciglio mettendosi le mani in tasca come a dire “ sul serio? “.

Gli lancio una smorfia annoiata e lascio perdere.

Il tempo passa davvero velocemente.

Il centro commerciale a quest’ora si svuota non essendo orario di shopping cosi riusciamo a girarci ogni negozio, senza altre interruzioni o incontri spiacevoli.

Darren mi trascina in ogni negozio di abbigliamento maschile, chiedendomi inesorabilmente ogni volta “ come mi sta” “ mi sbatte? “

Mi sbatte? Ma che diavolo vuol dire?

Solo una volta mi scappa un borbottio sottovoce « Ti sbatto la porta del camerino in faccia la prossima volta che me lo chiedi » fortunatamente il diretto interessato non sente, ma il fratello ne approfitta per scoccarmi un’occhiata minacciosa.

Alzo le mani innocente.

« Hai mai studiato il significato di ironia musone? » gli chiedo prima che Darren esca ancora dal camerino con un capo diverso.

Superato questo momento, e finito il tour nei negozi, finalmente usciamo e tutti e tre ricominciamo a respirare.

Non amo stare rinchiusa nei centri commerciali. Ergo: non amo fare shopping.

Quando saliamo sull’autobus riprendiamo i nostri soliti posti con la sola differenza che Darren è troppo impegnato a frugare fra i vestiti acquistati per ascoltarci. E fra noi si crea uno strano imbarazzo.

La gamba di Dominic picchietta contro la mia come ad avvisarmi « Dunque Amedeo eh? ».

A quel nome mi raddrizzo subito e mi tocco i capelli.

« Lo fai sempre quando sei nervosa ».

« Cosa? » gli chiedo senza guardarlo, approfittando del finestrino e della vista della città.

« Ti tocchi i capelli. Li spettini » afferma sicuro.

« Tutte le donne si toccano i capelli. Hai scoperto l’acqua calda Dominic ».

Fa uno strano effetto dire il suo nome

« Come conosci Amedeo? » .

Sbuffo « Non lo conosco ».

« Be lui a quanto pare si. E anche bene » allude.

Lo guardo storto e non ci rivolgiamo la parola fino alla fine del viaggio.

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