Capitolo 28

(se vuoi leggere la storia fin dall’inizio per non perdere neanche un capitolo, segui il  link—> https://isobelblue.wordpress.com/category/internal-wounds-ferite-interne/ )

 

STEFAN

Sono stato uno sciocco. In pochi secondi ho mostrato il mio punto debole a  Vlardimi: Blue.

E lui l’ha usato contro di me per farmi perdere tutto il controllo che il mio lavoro richiede. Tutto il controllo che in anni non ho mai perso.

Tranne con lei.

La vedo svanire con l’uomo più grosso di Vladimir e Crank. E con lei svanisce la mia voglia di vivere.

Chi la salverà ora?

L’agenzia non arriverà tanto presto. Questione di ore. Ma qua in pochi secondi potrebbe finire tutto.

Alzo lo sguardo su Vladimir e osservo il volto del male che diventa improvvisamente serio mentre risponde ad una chiamata urgente che lo mette di cattivo umore.

Non ci voleva.

Capisco quanto la questione sia grave quando lo sento sputare ordini in russo agli uomini dietro di me e poco dopo sentiamo uno sparo in strada.

Blue?

La rabbia scorre nelle vene come un fiume in piena. E gli anni in agenzia tornano a farsi sentire, tornandomi utili.

I due uomini iniziano a stuzzicarmi picchiandomi quasi come bambini. Con qualche cazzotto ben assestato allo stomaco che riesco a sostenere senza tanti sforzi.

Perche Vladimir non mi uccide subito? Perché quella telefonata gli ha cambiato l’umore? Come posso usarla a mio favore?

Vladimir osserva i suoi uomini mentre giocano con me, ma è assente e allora parlo mentre i due iniziano a tirare fuori i coltelli per la tortura vera a propria che vogliono infliggermi.

« Scommetto che ti sei portato gli uomini migliori per me, vero Vladimir? » gli chiedo sorridendo mentre la prima lama mi procura un taglietto sul braccio.

I due stanno ancora giocando con me. Non stanno facendo sul serio.

lo capisco da come la lama non mi squarcia la pelle, la fa solo sanguinare.

I russi amano vedere il sangue. I lavori puliti per loro non esistono.

Vladimir mi fulmina e comincia a calcolarmi nuovamente « cosa vorresti dire con ciò agente ? »

« Che potresti trovare di meglio » affermo.

Una risata secca e amara gli sgorga dalla gola prima di fermare i suoi uomini e avvicinarsi a me.

Comincio a sentire il bruciore di ogni taglio, il fiato mi viene meno, il sudore cola sul mio viso come pioggia calda e la pelle inizia a farsi bluastra e rossa intorno alle ferite.

Sono gia stato torturato altre volte. Non sono ancora al mio limite. Ma non manca molto.

Con un cenno del capo gli uomini si allontanano e lui si china su di me appoggiando le sue grasse mani sulle mie cosce.

« Sai Stefan, sai l’unica cosa che non faccio mai qual’è? far lavorare per me uomini senza spina dorsale. Che perdono la testa per puttanelle come quella che è uscita poco fa di casa e soprattutto per uomini come te che uccidono la gente pensando di essere la giustizia. Ma tu Stefan sai chi è il cattivo qui? » mi chiede senza un senso apparente.

È in quel momento che tira fuori un coltello da dietro la sua schiena e lo pianta nella mia coscia sinistra facendomi lanciare l’ultimo grido roco che ho in corpo.

L’adrenalina sale e l’unica cosa che riesco a fare la faccio. Cogliendolo di sorpresa tiro una testata contro la sua fronte lucida e rugosa.

La testa comincia a girare e il sangue mi oscura la vista.

La sedia viene sbattuta a terra con me sopra. Colpisco il pavimento ancora con il mio cranio ormai pulsante.

I rumori diventano silenzi. Vedo solo ombre.

Piedi che si muovono. Spari lontani.

In lontananza vedo due gambe nuove.

L’agenzia? Sono arrivati? Avranno già salvato Blue?

Con questa speranza che trasformo in un falso sollievo provo a lasciarmi andare. Sbatto lentamente le palpebre finché tutto scompare e il buio mi avvolge.

Dei passi si avvicinano a me. Sono perso nell’oblio, sento ancora il battito del mio cuore nelle orecchie che sembrano esplodere.

Non sento più le ferite. Il mio respiro fa rumore e poi sento la sua voce.

La voce di Blue.

Allora ci sono davvero? Sono altrove. Sono nel buio. Ma fa ancora tutto cosi male. Sono forse nel limbo?

« svegliati Stefan! Ti prego. Stefan! »

Mi concentro sulla sua voce e la inseguo.

Due mani calde sul mio viso.

Le mie palpebre si spalancano.

« Blue? »

I suoi occhi mi trovano e un singhiozzo le sfugge dalle labbra violacee.

Il buio mi avvolge di nuovo, per l’ultima volta.

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