Capitolo 22

(se vuoi leggere la storia fin dall’inizio per non perdere neanche un capitolo, segui il  link—> La teoria dei due amori )

 

LEIKA

« Ecco io.. »  tento di cercare una scusa dentro di me.

« Sicuramente avrà da fare Darren »  sibila minaccioso Dominic.

Incrocio le braccia irritata e lo osservo con un sopracciglio alzato mentre penso

Ora vediamo come te ne esci, razza di maleducato

« In realtà non ho niente da fare a pranzo »  annuncio ad un Darren che mi regala un occhiolino soddisfatto e schiocca le mani.

« Bene! Allora verrai! Ci troviamo da Dom fra tre ore ok Lela? »  mi chiede dirigendosi verso la porta e aprendola per uscire.

Dopo pochi passi si volta, e scuote la testa, come se non si ricordasse di avere un fratello nel mio monolocale e lo aspetta.

« Io vorrei lavarmi, perché oltre a non aver dormito, puzzo come Thomas dopo un allenamento »  arriccia il suo nasino perfetto e a Dom scappa un sorrisetto.

Finalmente si muove anche lui, uscendo dal mio territorio e avvicinandosi al fratellino.

« Lela ricordati di appendere la nostra foto »  urla Darren mentre scende le scale a due a due eccitato.

Rimango da sola con Dominic. E so che quando rimango da sola con lui, non finisce mai bene.

« Di che foto parla? »  chiede quasi gentile.

Gentile? No, non credo. Sarà solo un’illusione.

« Oh be ovviamente si riferisce alla foto che scatto a tutti i ragazzini che rapisco e faccio dormire nel mio letto »  affermo sottile, affilando lo sguardo e leccandomi le labbra. Curiosa della sua risposta.

Si degnerà finalmente di chiedermi scusa? Non credo.

Il suo sguardo si fa duro e fa per andarsene, io sto per sbattere la porta quando sento una voce roca che dice «Vedi di non fare tardi, o andremo senza di te »  .

Mi devo trattenere per non insultarlo o imprecare, per fare ciò devo per forza sbattere la porta con più energia del previsto.

Mi ci appoggio contro e mi prendo la testa fra le mani.

Non ci credo che ho accettato di uscire con lui.

Tecnicamente non esco con lui, ma con Darren.

No?

Mentre mi rinchiudo nel bagno per lavarmi osservo il mio aspetto. E quasi non credo ai miei occhi.

Davvero ho accolto in casa mia due estranei in questa condizione?

Osservo il sudore che mi cola ancora sul collo e fra i seni. Il mio top ha evidenti macchie di sudore, come l’inizio dei miei pantaloncini.

Mi spoglio in pochi secondi e scaccio quei pensieri lavandovi via tutto: il pensiero di quello zoticone, e il mio sudore.

Pochi minuti dopo affronto tutte le domande che ho inconsciamente rimandato:

dovrò salire su quella dannata moto? No, impossibile. Siamo in tre.

Idiota

Andremo a piedi? Se si, dovrò mettermi scarpe comode.

Perché tu hai scarpe non comode Leika?

Mi rimprovero da sola mentre prendo la situazione in mano e con decisione strappo dalle drucce il mio maglione preferito verde peloso e i jeans più attillati che ho. Ripiego sulle mie converse, con la silenziosa speranza che non si ci sia da camminare troppo.

Non ne ho affatto voglia.

Torno in bagno per un tête-à-tête con i miei capelli. Osservo il mio caschetto con frangetta, totalmente spettinati, come stanno sempre. E stanno benone, che sia chiaro.

Nonostante ciò tiro fuori dall’antina l’unico regalo di mamma che ho tenuto quando mi sono traferita qui: la piastra.

Passo una ventina di minuti a litigarci, non sapendo neanche come accenderla.

Dieci messaggi dopo inviati a mia mamma e venti minuti dopo ottengo un risultato medio. Non un liscio perfetto, ma perfetto per me.

Opto per un burro cacao al cocco e considero completato il mio trucco da acqua e sapone.

Noto che è quasi ora di scendere, cosi comincio a leggere tutti i post- it fondamentali.

– ricordati le chiavi – appeso alla porta, – chiudimi – sulla solita dannata finestra, – svuotami – sulla spazzatura.

L’unico compito che rimando è l’ultimo. Pazienza.

M’incammino verso il secondo piano e busso un paio di volte. Mi apre subito Dominic già pronto con gli stessi pantaloni di prima, con la sola differenza che ora la sua maglietta non è più quella degli AC/DC ma noto l’immagine di una pin up.

Che idiota.

Alziamo il mento come saluto. Ormai è abitudine e si scosta per farmi entrare « Non andiamo subito? »  domando dubbiosa.

« Qualcuno » annuncia alzando la voce « Ha giocato per le ultime tre ore e solo ora si è ricordato di doversi lavare » .

Capisco che si riferisce a Darren e sospiro ormai sicura di dover aspettare almeno venti minuti.

Darren è la persona più perfettina che io conosca, profuma sempre di pulito e indossa solo abiti colorati. Ha uno stile tutto suo. Esprime se stesso. A volte lascia che i suoi capelli si pettinino da soli, come quelli del fratello. Mentre a volte si impegna per farsi una cresta.

Entro nell’appartamento e mi guardo attorno.

È la prima volta che entro qui.

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