Capitolo 54

(se vuoi leggere la storia fin dall’inizio per non perdere neanche un capitolo, segui il  link—> La teoria dei due amori )

 

 

UN MESE DOPO

 

DOMINIC

« Ti sei dimenticato qualcosa? » domando grattandomi il mento.

Appunto mentale: farsi la barba il prima possibile

« No, e tu? » risponde scontroso mio fratello.

« Darren la devi smettere di rivolgerti cosi a me, ti ho fatto qualcosa? » esasperato continuo.

« A me, nulla » dice sottolineando me e smontando dall’auto di mamma.

Lo seguo ignorandolo, ma non appena apre la porta ricomincia.

« Non le rispondi mai, e lei chiede sempre di te. Come stai. Cosa fai. Cosa dovrei dirle Dominic? » sbotta rabbioso.

Ogni settimana è la stessa storia

Leika chiama Darren ogni Venerdì sera, rispettando la promessa che si sono fatti.

Perché invece di promesse a me non ne ha fatte. Non se n’è preoccupata.

Ricordo astioso « Dobbiamo parlarne ancora? » domando dandogli le spalle salendo in camera.

« No Dominic, ci rinuncio. Continua a sbagliare e a chiuderti mentre lei va avanti. Io le racconto tutto comunque! » dice come una minaccia.

Sbatto la porta per fargli capire la mia risposta, forte e chiara.

Mi accascio come ogni sera sul letto, sempre più stanco.

Come se lavorassi tutto il giorno.

Impreco quando osservo il calendario e mi ricordo che le settimane di pausa che mi hanno concesso sono ormai terminate.

Lunedi si torna.

Dopo quella notte fu dura per me ricominciare. Ricominciare a fare qualsiasi cosa.

Non accettavo l’idea che proprio lei, se ne fosse andata in quel modo.

Mi gratto il petto come a scacciare ancora quel dolore che non se ne vuole andare da un mese a questa parte.

Una settimana dopo chiesi tutte le ferie arretrate che mi rimanevano e scoprii di avere in totale un paio di settimane.

Lasciai quel palazzo che sapeva troppo di lei e tornai nell’unico posto in cui sapevo di non riuscire a stare da solo troppo a lungo per pensare o deprimermi, casa.

Ormai avevo acquistato una nuova quotidianità, quasi pensavo di cambiare lavoro e fare l’autista dato che mamma il secondo giorno mi affidò le chiavi della sua auto e si fece scorrazzare ovunque da me. Impedendomi di usare la mia bambina, ancora spaventata a morte di salirci sopra come chiunque farebbe!

Darren cominciò a discutere con me solo dopo la prima telefonata.

Era sempre la stessa storia, io origliavo la telefonata da qui e lui faceva il possibile per farsi sentire alzando la voce proprio nei momenti in cui Leika chiedeva palesemente di me.

« Sta da schifo » « Non sta lavorando ora è a casa, aiuta mamma con il negozio di fiori » « Sì te lo saluto »

Mi stropiccio il viso prima di voltarmi sul fianco e osservare quel rettangolo bianco che mi tormenta.

La verità è che mi manca, terribilmente, e non so cosa fare. Non mi sono mai ritrovato cosi..

Distrutto.

Non riesco a riordinare le mie emozioni, prevale sempre e solo la rabbia. La rabbia che provo per lei per avermi abbandonato. La rabbia che provo per me stesso per non riuscire ad esprimermi. La rabbia e la paura che provo nel parlarle, sentirla lontana.

 

La prendo fra le mani e l’apro come la prima volta, con paura, timore, consapevole dentro di me di quel che mi aspetta una volta aperta.

Non faccio in tempo a rileggere tutta la lettera che il telefono squilla.

Leika

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